Il duro colpo di Most

Un weekend di gara segnato dalla pioggia e dalla sfortuna

La mustang numero 27 dopo una collisione

Una pausa estiva abbastanza lunga, quasi due mesi, ha accompagnato i piloti della Nascar Whelen Euro Series dal tracciato inglese di Brands Hatch a quello ceco di Most. Un periodo che ha concesso a team e piloti il tempo necessario ad affinare vetture e preparazione atletica e, addirittura, anche per una breve vacanza. Il tracciato di Most è molto veloce e tecnico, una pista di 4.220 metri che si alterna tra saliscendi e curve lente-veloci, dove è indispensabile arrivare ben preparati.

Prove Libere

Entrambe le sessioni si sono svolte su pista bagnata, tra sprazzi di sole e acquazzoni; nella prima sessione un Veronesi ottimista tenta l’ingresso con le slick in condizioni di pista umida. Scelta che sembra la più corretta, poiché durante i 30 minuti la prove libere la pista si sarebbe progressivamente asciugata. Tuttavia, a pochi minuti dal semaforo verde, un acquazzone si abbatte sulla pista, gli unici che riescono a stare in pista ed ottenere un buon piazzamento sono i team che hanno scommesso fin da subito sulle rain, mentre Pier si deve affrettare a rientrare ai box per effettuare il cambio. Al suo rientro però è tardi, la pista è compromessa dall’abbondante pioggia e i tempi non ci sono più: Pier chiude le libere al 14esimo tempo. Nella seconda sessione è un guasto all’impianto elettrico dell’anti-fog del parabrezza a mettere in seria difficoltà il bolognese ma, nonostante le precarie condizioni di visibilità, è P8.

Qualifiche

Le condizioni meteo si rivelano nuovamente incerte e il continuo alternarsi di asciutto e pioggia battente non agevola piloti e team. I primi giri vedono tutti i piloti con le rain, la pista è bagnata, Veronesi è saldamente ai primi posti mentre il tracciato, giro dopo giro, va lentamente ad asciugarsi ed un sole incerto si affaccia tra le nuvole. Negli ultimi dieci minuti di qualifica la pista è nuovamente adatta alle slick e inizia la corsa per rientrare ai box per effettuare l’ennesimo cambio gomme. E’ tutto da rifare su una pista quasi asciutta, ma qualcosa non va, Veronesi soffre, fa fatica a stare al passo coi primi e soprattutto la sua 27 non risponde come al solito; il commento del bolognese via radio è una doccia fredda: “Il motore non spinge, manca potenza”. Veronesi si ritira e chiude 15esimo. Si scoprirà poi nel dopo gare che era un guasto alla candela.

Gara 1

Nel pomeriggio del Sabato si ritorna a lavorare sotto l’acqua battente, è di nuovo pista bagnata! Veronesi parte bene dall’ottava fila e al pronti via sferra l’attacco vincente a Gomes, Waden e Linster. Un contatto Krasonis e Sokolovskiy sbarra la strada al bolognese che in curva uno viene arpionato tra le due vetture; stretto a sandwich Veronesi inserisce la retro per sganciarsi, l’auto è completamente distrutta all’anteriore e Pier si ritrova ultimo al primo giro. Tuttavia non demorde, resta concentrato e giro dopo giro agguanta il gruppo degli avversari, iniziando l’estenuante rimonta. E’ a questo punto che una arriva una comunicazione via radio che è come una condanna: “Box Box Box drive-through!” tutto da rifare! La penalità si rivelerà a fine gara un errore dei commissari ma Veronesi non questiona e sconta il passaggio in corsia box, ritrovandosi nuovamente a partire dall’ultima posizione, da dove, ancora una volta, riparte la rimonta. Giro dopo giro agguanta e supera gli avversari che gli si parano dinnanzi, Pier sembra una furia, ha un passo straordinario e dai box nessuno osa disturbarlo per dirgli che sta girando sui tempi dei primi tre. La gara vedrà Veronesi collezionare un TOP 10 all’ultimo giro di gara e il secondo miglior crono di gara, che gli regala una bellissima prima fila in gara 2; un risultato incredibile se si pensa alle condizioni della vettura.

Gara 2

Alla domenica mattina un pallido sole illumina la pista e le categorie che precedono lo show americano della NASCAR, gareggiando, asciugano il tracciato che arriverà allo start di gara in condizioni di pista asciutta. Piloti e team si rovano ad affrontare una gara in condizioni ancora mai testate nel weekend, soprattutto nel long run. Veronesi parte dalla prima fila, esordio assoluto per lui che mai, nella sua carriera di NASCAR, era riuscito a partire in questa posizione. Tutto merito del duro lavoro di squadra svolto dai tecnici di Double V Racing e da Pier che, gara dopo gara, acquisiscono la conoscenza e padronanza del mezzo (ricordiamo che il bolognese ha alle spalle un anno di stop dal motorsport). Adrenalina e tensione sono chiaramente leggibili negli occhi dei meccanici, Pier in auto è concentrato: sa che deve fare una bella partenza. Dopo l’ultima curva gli occhi sono puntati sul semaforo: Rossooooo Verde! si parte! Pier è affiancato dall’indiano Deohdar ma riesce a tenerlo a bada con una buona staccata al limite in curva uno, uscendo dalla shicane in P2; ora si deve concentrate solo su Tobias Dauenhauer. Il tedesco tenta subito di allungare, ma Veronesi non forza il passo essendo solo al primo giro e con gomme ancora fredde. I piloti stanno per terminare il primo giro a posizioni invariate, quando in curva 15 un botto pazzesco coinvolge l’attenzione di tutti: la 56 di Deodhar ha tentato l’attacco sulla 27 di Pier una manovra estrema che lo porta allo scontro. Il bolognese si ritrova in ghiaia: la gara è già finita e con lei il sogno del podio.